mostra fotografica

20-27-28 novembre - MOSTRA FOTOGRAFICA

Un anno fa scoppiava l’ultimo conflitto in Caucaso. Una terra che fa da cerniera tra Europa ed Asia; tra l’islam e la cristianità, tra le tradizione e l’innovazione.
Anaith, madre di tre figli, moglie di un veterano di tre guerra racconta il suo ultimo anni tra fughe, disperazione e speranze.

Maternità e guerra: un anno dopo la seconda guerra del Karabakh

A un anno dalla guerra dei 44 giorni nel Nagorno-Karabakh, migliaia di sfollati sono ancora accolti in alberghi, scuole o appartamenti privati, soprattutto nella capitale Yerevan. Secondo le autorità del Nagorno-Karabakh, sono circa 90.000 su 150.000 gli abitanti fuggiti dallo stato de facto. Tra loro ci sono Anahit Danielyan e la sua famiglia: suo marito Karen, reduce di tre guerre del Karabakh e i loro tre figli.

Anahit e i bambini sono riusciti a fuggire poche settimane dopo lo scoppio della guerra, il 27 settembre 2020, grazie all’aiuto di Karen. Ma una volta raggiunta l’Armenia, Karen è dovuto tornare a combattere. Fortunatamente è sopravvissuto e si è riunito a loro alla fine della guerra.
Oggi però, è psicologicamente devastato.

“Quando è venuto a portarci in Armenia, la sua condizione mentale era pessima. Ha detto che dovevamo scappare dall’Armenia, che nostro il nostro figlio più grande non avrebbe dovuto servire nell’esercito. Quando siamo fuggiti eravamo in macchina con tutte le parti del corpo dei soldati uccisi. Da quel giorno è impazzito, non mangiava, piangeva tutto il giorno. E ora mio figlio deve andare a servire nell’esercito. È devastante per lui”, ricorda Anahit.

Adesso Karen, Anahit ei due ragazzi più piccoli vivono a Brnakot, un piccolo paesino vicino Sisian, un comune armeno situato nella regione meridionale di Syunik, vicino al confine con l’Azerbaigian.

Tuttavia, un anno dopo essersi trasferiti nella nuova casa, le loro condizioni di vita sono ancora molto difficili: non hanno acqua corrente e la loro unica fonte di reddito è il formaggio che producono dalle poche mucche che hanno acquistato con parte dei fondi governativi ricevuti come rifugiati.

Dopo la firma dell’accordo trilaterale tra Mosca, Baku e Yerevan il 10 novembre 2020, le autorità del Karabakh stimano che siano solo 25.000 le persone ad aver fatto ritorno. A luglio, ci hanno provato anche Anahit e la sua famiglia, ma le loro condizioni di vita erano disperate.

“ Abbiamo cercato di rimanere, ma è stato terribile. Karen faceva continuamente incubi e le condizioni di salute di nostro figlio più piccolo sono peggiorate. Preferiamo vivere male in Armenia, che sentirci sempre in pericolo in Karabakh”, afferma Anahit.

 

Matteo è un fotografo freelance specializzato in fotografia documentaria e fotogiornalismo. Dopo il suo diploma in optometria studia Visual Design allo IED ed inseguito frequenta un master in fotogiornalismo organizzato dal MeMo. Ha lavorato in Medio Oriente, Sud Est Asiatico, Asia Centrale e nel Caucaso Meridionale a partire dal 2017.

Teresa è una giornalista che ha vissuto periodicamente in Armenia negli ultimi anni. Il suo lavoro si concentra su Caucaso meridionale, migrazioni, minoranze e conflitti. Attualmente vive a Praga dove frequenta il secondo anno del master “Erasmus Mundus in giornalismo, media e globalizzazione”.

 

 

Per ulteriori info:  www.matteoportigliatti.com

 

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